| CINEFORUM anno scolastico 2009/2010 |
| 5° PROIEZIONE | |||||||||||||
Locandina del film
(Clicca sull'immagine per ingrandirla) |
Martedì 16 Marzo 2010 alle ore 15.00 presso l'aula magna del Liceo Classico "Marco Terenzio Varrone" di Rieti verrà proiettato il film "LE GRAND BLEU"
di Luc Besson, con Jean Reno, Jean-Marc Barr, Rosanna Arquette, Sergio Castellitto.
![]() Luc Besson |
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| Le Grand Bleu | |||||||||||||
| È la storia di Jacques Mayol e Enzo Maiorca, i due grandi apneisti che si sfidarono per tutta la vita, avversari e amici inseparabili. Un film di Luc Besson con Jean Reno, Jean-Marc Barr, Rosanna Arquette, Sergio Castellitto. Genere Avventura, durata 120 min. - Prod. USA, Francia, Italia 1988.
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| Cast | |||||||||||||
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| In sintesi | |||||||||||||
| Girato nel 1988, Le Grand Bleu è divenuto in Francia un film cult, mentre in Italia la sua uscita è stata osteggiata per anni da Enzo Maiorca, che ha dato l’autorizzazione solo in seguito al suicidio dell’eterno amico-rivale Jacques Mayol. Splendide la fotografia e la sceneggiatura. La pellicola scorre piacevolmente grazie anche alle magnifiche inquadrature del vero protagonista della storia: il mare e alla delicata trattazione della tematica dell’amicizia.
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| Rassegna stampa | |||||||||||||
| Enrico Danesi - Quotidiano.net Dietro il film, datato 1988, c'è un'idea originale di Luc Besson (regista allora in ascesa per gli osanna francesi a Le dernier combat e Subway): intrecciare nella finzione cinematografica le vite parallele del francese Mayol e del siciliano Maiorca, protagonisti di una sfida infinita a colpi di record mondiali, quando le immersioni in apnea erano imprese eroiche poco supportate dalla tecnologia. Ma la rappresentazione surreale della rivalità tra i due, e soprattutto il ritratto sopra le righe nel quale l'italiano non si ritrovò (il film indugia perlopiù sul rapporto simbiotico dell'uomo-delfino Mayol con il mare), spinsero Maiorca a impedire la distribuzione italiana del film. Accompagnato da un'aura mitica (sarà stato il tema con i suoi protagonisti, sarà stato lo sviluppo bessoniano così sintonico con la musica ossessiva di Eric Serra e con la fotografia fredda di Carlo Varini), Le grand bleu ammaliò l'Europa, ma, dato il boicottaggio nazionale, Besson si vide negare la consacrazione italiana, che arrivò solo con Nikita. ll grande blu mi appare oggi un film meno bello del suo ricordo: è invecchiato assai meglio del suo autore, ma mostra limiti di scrittura e di regia. Che passavano quasi inosservati un tempo (allo sguardo di chi scrive), travolti da una gamma di sensazioni blu profondo e dalla capacità di trasmettere, sia pure con una messa in scena tradizionale, le suggestioni dell'intesa tra uomo e mare, elementi in apparenza irriducibili. Probabilmente fu proprio la scelta di Besson di escludere Enzo da questa relazione amorosa con l'elemento marino, che invece riconosceva a Mayol, a scatenare l'ira del siciliano. Ragionevole: con modalità diverse, era in fondo la stessa passione che muoveva i due rivali a una pratica di cui Mayol esaltava la componente spirituale mentre in Majorca spiccava quella fisica. L'uscita del film in Italia dopo quattordici anni (di cui almeno due, gli ultimi, quando l'opera era ormai "sdoganata", passati a cercare il momento propizio per un improbabile lancio) ha il sapore di un risarcimento tardivo che arriva fuori tempo massimo: Mayol non c'è più, spazzato via dalla depressione senile, quando lo sport della sua vita ha preso strade di ipertecnologizzazione (nel film, il regista gli regalava ben altra uscita di scena, una poetica fusione con il mare); mentre Maiorca ha lasciato spazio ad atleti più giovani. Ma anche il cinema ha riservato sorprese ai protagonisti di Le grand bleu: Besson ha smesso i panni del genio casalingo ispirato dai fumetti per tuffarsi nel chiasso hollywoodiano, con esiti poco felici; Jean Reno, a cui il regista aveva cucito addosso il ruolo di Enzo (il personaggio più caricato ma anche il più divertente) è ora un divo transcontinentale, mentre con il declino fisico sono cadute le stelle di Jean-Marc Barr (riciclatosi come regista, e contagiato dal virus "dogmatico") e Rosanna Arquette (relegata a comparsate nei tv-movie). Resta immutato solo il mare, che nella storia (e pure nella vita dei due protagonisti, dentro e fuori lo schermo) non accettò un ruolo di confine, esigendo la parte principale. Avergliela concessa, fin dal titolo, è forse l'intuizione migliore di Besson: Le grand bleu, nonostante i segni del tempo, appare ancora il suo film più compiuto. Da Duel, 1 settembre 2002
Lietta Tornabuoni - La Stampa Luc Besson, il regista e produttore francese che adesso ha quarantatrè anni (Nikita, Il quinto elemento, Giovanna d´Arco), è figlio di due sub professionisti addetti ai Club Méditerranée tra Grecia e Jugoslavia. È cresciuto con il mare, sul mare, nel mare: Le grand bleu (il grande azzurro) è un film mitizzante, una storia del mare, una epopea degli abissi che l´uomo si illude di violare, ed ha avuto un destino singolare. Quattordici anni fa Le grand bleu inaugurò il festival di Cannes 1988, ma in Italia non uscì: venne bloccato da una causa intentata al regista dal grande sub Enzo Maiorca, che si era riconosciuto in uno dei personaggi. Causa per vilipendio: e in effetti nella vicenda della rivalità-amicizia tra due sub campioni, il francese Jacques Mayol e il ribattezzato Enzo Molinari, l´italiano appariva pomposo, mammone, spaghettaro, uso al turpiloquio, ridicolo. Si sa con quale rapidità proceda la giustizia italiana: soltanto adesso il film può arrivare nei cinema da noi. È la storia di un ragazzo chiamato Jacques Mayol che su una isoletta greca seguiva il padre pescatore di spugne nelle sue spedizioni in mare. Dopo la morte del padre, perseguitato dal ricordo della fine di lui, seguito dall´affetto dell´amico-rivale italiano Enzo, diventa sempre più ardito nelle immersioni subacquee. Ai campionati di Taormina Enzo, ormai campione mondiale di tuffi in apnea, lo sfida: vediamo chi saprà scendere più a fondo senza respiratore. Ma sarà lui a morire cercando di superare il limite impossibile. Metà storia è vera, metà è inventata. Le immagini subacquee di Carlo Varini, anche se nel frattempo le tecniche di ripresa si sono perfezionate, hanno una bellezza tale da incantare chiunque ami il mare; e la mitizzazione del regista non sceglie un soggetto inadeguato. Giudicava nel 1988 Stefano Reggiani, critico di cinema de La Stampa: "Besson si comporta Come se avesse scritto l´Odissea e ignora la mezze misure...Certo, se non si voleva fare un film documentario alla Quilici non c´erano molte altre strade da percorrere, ma le facce dovevano essere coerenti con l´assunto" Da La Stampa, 28 settembre 2002
Tullio Kezich - Il Corriere della Sera Quattordici anni di attesa fra la solenne inaugurazione di Cannes (11 maggio 1988) e l'uscita sui nostri schermi è il record che stabilisce Le grand bleu, opera a tre dell'allora ventinovenne Luc Besson, con il quarantenne Jean Reno nella parte dell'immersionista Enzo (Maiorca?) rivale di Jacques Mayol (interpretato con nome e cognome da Jean Marie Barr). Nei tre lustri trascorsi, Reno è diventato una star di livello internazionale e Besson si è affermato come cineasta con all'attivo titoli quali Nikita, Leon e Jeanne d'Arc. In Le grand bleu la sfida fra i due sportivi riguarda anche una donna contesa, Rosanna Arquette. Più che all'intreccio, il film si affida agli incanti delle immersioni negli abissi, delle quali i genitori di Besson erano maestri nell'ambito del Club Mediterranée. Nel contesto azzurrino Rosanna fa la figura della turista estasiata, Barr si muove come un sonnambulo e Reno sembra un siciliano da spettacolo di varietà. Da Il Corriere della Sera, 28 settembre 2002
Aldo Fittante - Film TV Meglio tardi che mai? Ci sono voluti quattordici anni per vedere Le grand bleu in un cinema italiano, malgrado l'edizione doppiata fosse pronta dal 1988, anno in cui fu presentata in pompa magna come opera d'apertura al Festival di Cannes. Gli appassionati sottomarini e i bessoniani della prima ora andavano a Lugano per vederlo. E, qualche mese dopo, in Francia, per comprare la videocassetta. E ancora: un paio d'anni più tardi, Besson allestì per l'home video (e oggi è disponibile anche in dvd) una corposa e ghiotta "version longue" (cinquanta minuti circa di tagli reintegrati) che praticamente azzera o ridimensiona quest'uscita tardiva (causata, come ormai sa anche il plancton, dal blocco chiesto e ottenuto da Enzo Maiorca, offeso per la sua caricatura tratteggiata con sottile "razzismo" da Jean Reno). Tuttavia, chi ama il mare e i fondali dipinti d'azzurro, si accomodi: la visione è pari a un'immersione in un gigantesco acquario virtuale, dove è necessario trattenere il respiro e obbligatorio vedersi nuotare. Nonostante l'immancabile grandeur, il futuro regista di Nikita e Leon, si tuffa anima e corpo nelle calde e accoglienti acque del Mediterraneo e ci fa partecipi di una passione, di uno scontro che fece epoca (Mayol, nel frattempo morto suicida, versus Maiorca). Gli attori, allora tutti in erba tranne l'Arguette, vanno in profondità, ma la spiritualità lascia spesso il controcampo all'umidità. Da Film TV, 8 ottobre 2002
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