| CINEFORUM anno scolastico 2009/2010 |
| 3° PROIEZIONE | |
![]() Locandina del film
(Clicca sull'immagine per ingrandirla) |
Martedì 12 Gennaio 2010 alle ore 15.00 presso l'aula magna del Liceo Classico "Marco Terenzio Varrone" di Rieti verrà proiettato il film "FANNY E ALEXANDER"
di Ingmar Bergman,con Pernilla Allwin, Bertil Guve, Ewa Froeling.
![]() Ingmar Bergman |
| Fanny e Alexander | |
| Un film di Ingmar Bergman, con Pernilla Allwin, Bertil Guve, Ewa Froeling, Gunn Wållgren, Jan Malmsjö, Pernilla August, Jarl Kulle, Erland Josephson, Gunnar Björnstrand, Allan Edwall. Genere Drammatico, durata 197 minuti. - Produzione Svezia-Francia 1982.
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| Trama | |
| Sera di Natale del 1907 nella sontuosa dimora della famiglia Ekdhal, in una città di provincia in Svezia. Su figli, nuore e nipoti regna Elena, ex attrice, donna autoritaria ma amabile, contornata dai figli Oscar che fa l'attore, ed è sposato con la bella Emilie, attrice lei stessa, Gustaf Adolf, amministratore del teatro e marito focoso e superficiale di Alma, donna giuliva e tollerante, e Carl, frustrato, lamentoso e perennemente indebitato, sposato con una donna tedesca. Fanny ed Alexander sono i figli di Oscar e di Emilie. La serata è più che lieta, ricca di doni, di canti, di grandi bevute e di danze, cui partecipa gioiosamente anche tutta l'impeccabile e numerosa servitù. Alexander, Fanny e qualche cuginetto, nel cuore della notte, rimangono affascinati, nella loro bella camera, dalla lanterna magica e dalle storie mirabolanti che scaturiscono senza sosta dalla sfrenata fantasia del ragazzo. Intanto lo zio Gustaf, sempre tumultuoso e mezzo brillo, ha uno dei suoi consueti approcci ancillari con la giovane May, claudicante, ma graziosa servetta di casa Ekdhal, alla quale promette l'acquisto di una pasticceria. La famiglia è in seguito sconvolta dalla repentina morte di Oscar, che avviene dopo una recita di Amleto. Tutti sono toccati dall'evento, Emilie ne è profondamente colpita e i due bambini, Alexander soprattutto, percepiranno la morte del loro affettuoso e sensibile padre come un qualcosa che lacera per sempre la loro infanzia. Oscar molto spesso sarà visto in sogno e "rivisitato" da Alex come un bianco fantasma che si aggira tra i velluti e i damaschi della ricca dimora: un fantasma che è un dolce e silente protettore. Ma la vedovanza non dura a lungo: i due ragazzi vengono presentati al vescovo Edward Vergerus, uomo maturo, estremamente rigorista e formale e di costumi spartani. Essi lo detestano, ma sono ovviamente obbligati a seguire la madre che lo ha sposato, lasciando la nonna, la loro bella casa e perfino i giochi, per condurre una esistenza arida e intristita, disciplinata da leggi rigidissime in un gelido vescovado pressoché spoglio, che è dominato dalla spigolosità della madre e della sorella di Vergerus. Ogni mancanza pur minima è freddamente valutata e punita. Poiché è notorio che il vescovo ha perduto la prima moglie e le due figlie in un tragico incidente, di cui poco si è saputo, Alexander, sempre cedevole ad una fantasia senza limiti, monta su questo episodio un castello di congetture e di visioni con vere e proprie accuse contro il patrigno, accuse che Giustina, una domestica acida quanto ipocrita, riferisce a Vergerus. Da ciò, approfittando di una temporanea assenza di Emilie, viene messo su il "processo" al ragazzo. Alex viene sottoposto ad una autentica pressione psicologica, con tanto di Bibbia, giuramento - e lui giurerà il falso - confessione, una robusta battuta, lacrime e punizione finale, consistente nella chiusura per una notte in soffitta. Emilie, che si era recata dalla madre per sfogarsi perché è già incinta, ma è anche delusa e pentita del matrimonio che, per altro verso, Vergerus non intende minimamente di sciogliere, minacciandola di toglierle comunque i figli, rientra nel presbiterio e trova Alex ancora dolente e umiliato, ma non certamente domato. Mentre la domestica May, ormai visibilmente in stato interessante, va a parlare con Elena, un vecchio amico e ex amante di quest'ultima, l'antiquario ebreo Jack Jacobi, che era presente alla festa di Natale e che tutti considerano da tempo come di famiglia, impietosito della sorte dei due fratellini, organizza personalmente il loro rapimento dal vescovado, con il pretesto dell'acquisto di un antico cassone situato nell'ingresso, dove i bambini vengono nascosti, per essere poi ospitati nel negozio, zeppo di cianfrusaglie, statue misteriose e mille oggetti interessanti. E' là che vive lo "zio" Jack con i suoi due figli, di cui uno, Ismaele, è perennemente segregato, non essendo del tutto normale. E Alex, durante una sua passeggiata notturna nel magazzino, ne avverte la presenza riconoscendolo poi di persona al mattino successivo. Sarà l'ambiguo Ismaele che, dotato di evidenti poteri parapsicologici, strumentalizzerà l'odio e la volontà di morte dell'affascinato ragazzo contro il patrigno Edward. Nel vescovado, Vergerus, che ha bevuto una tazza di brodo, nel quale Emilie ha posto del bromuro per una notte più tranquilla e che si è addormentato, dopo aver ammesso piangendo la propria amara sconfitta affettiva e umana, muore bruciato vivo: una zia anziana semiparalizzata, che vive in famiglia, fa sbadatamente cadere una lampada a petrolio e appicca il fuoco. E come se Alexander avesse realizzato il proprio desiderio di vendetta. Emilie torna nella dimora paterna (per la polizia il caso è stato accidentale e lei ne esce indenne); i bambini tornano con lei e ritrovano la cara nonna e i mai dimenticati giocattoli, lanterna magica inclusa. Dopo la dolorosa parentesi, tutti gli Ekdhal sembrano riprendere una vita piena, anzi gaia: due bambine sono nate (una è di Emilie, l'altra di May e del ciarliero zio Gustaf). Una grande tavolata accoglie ancora una volta grandi e piccoli, padroni e servi, per fare festa alla vita che continua, godendone le gioie, malgrado spine e avversità. Alex vede ancora il fantasma del padre che lo assicura della sua eterna protezione, nonché l'astioso viso del patrigno dal quale ovviamente il ragazzo, anche se cresciuto, non riuscirà mai più a liberarsi. Ora sono Elena ed Emilie a prendere in mano la situazione: la giovane May potrà gestire a Stoccolma una modisteria, provvedendo così Gustaf a lei e alla piccola, mentre le due donne torneranno al teatro. Reciteranno insieme nel "Sogno" di Strindberg, di cui Elena anticipa qualche battuta al nipotino, finalmente quieto e con la testa in grembo all'amatissima nonna. Ma troverà davvero quiete, con tutte le maschere e i fantasmi che solo il teatro può evocare, il sognatore e sensibile Alexander "Bergman"?.
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| In sintesi | |
| Considerato il testamento filmico del grande regista svedese, ottenne tre premi Oscar per la miglior sceneggiatura, i costumi e come miglior film straniero. Ingmar Bergman è nato a Uppsala nel 1918 ed è morto il 30 luglio 2007. E’ stato regista, sceneggiatore e scrittore teatrale e cinematografico, considerato una delle personalità più eminenti della storia della cinematografia mondiale. Nel 1971 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Figlio di un pastore luterano appartenente ad una famiglia benestante di Stoccolma, ha assimilato una serie di valori legati alla religione puritana che diventeranno temi ricorrenti nei suoi film. L’educazione estremamente repressiva e severa impartita a lui e ai suoi fratelli, il carattere irritabile e dispotico del padre, trapelano in molti film e in particolare in Fanny e Alexander. La figura della madre, fragile e ansiosa, insieme a quella del fratello che tenterà il suicidio, avranno pure un forte influsso sulle tematiche intimiste, esistenziali e metafisiche che affronterà sempre nelle sue opere. Le difficoltà di relazione con i genitori e l’ambiente familiare in genere spingeranno il giovane Ingmar a rifugiarsi in un mondo fiabesco che troverà sfogo nell’uso del proiettore che gli verrà regalato all’età di dodici anni. Dopo gli studi superiori ed il servizio militare, si iscrive all'Università di Stoccolma per frequentare un corso di storia della letteratura, si laurea con una tesi su August Strindberg e inizia ad occuparsi di teatro studentesco dirigendo una compagnia filodrammatica presso la stessa università e scrivendo testi per alcuni drammi. La sua fortuna viene decretata nel 1942 con la messa in scena di uno dei suoi lavori che gli frutterà una scrittura teatrale. Ma la sua consacrazione come regista di levatura internazionale, dopo le molte esperienze teatrali, televisive e cinematografiche, sarà determinato dal film "Il posto delle fragole" del 1957, una meditazione sulla vita e sulla morte che diventerà uno dei temi ricorrenti della sua sterminata opera.
Ritiratosi sull'isola di Fårö nel 1982 realizzerà quello che doveva essere, nelle sue intenzioni, l’ultimo film: Fanny e Alexander. Il film è un meraviglioso ritratto di Uppsala, la sua città natale, ambientato tra il 1907 e il 1909. I personaggi sono una sessantina, e al centro della storia, un pastore protestante elegantissimo e perfido, proprio come il padre del regista. Il film doveva durare sei ore, ma la versione per la televisione sarà ridotta a cinque ore, quella per il cinema a tre.
Bergman ricostruì sul set con precisione e amore le cinque stanze della casa di Uppsala, Alexander è Bergman stesso e nonna Helena, interpretata in modo magistrale da Gun Wallgren è la nonna tanto amata dal regista e rappresenta la mamma che avrebbe voluto avere. Il pastore Vergérus rappresenta il padre di Bergman. Oscar rappresenta invece il padre che Bergman avrebbe voluto avere, con la sua umanità e la sua passione per il teatro. Il tema del film viene annunciato subito dalle prime inquadrature quando Oscar, rivolgendosi ai teatranti, dice: «L'unico talento che io ho è quello di amare quel piccolo mondo racchiuso tra le spesse mura di questo edificio e soprattutto mi piacciono le persone che abitano qui in questo piccolo mondo. Fuori di qui c'è il mondo grande e qualche volta capita che il mondo piccolo riesca a rispecchiare il mondo grande tanto da farcelo capire un po' meglio. In ogni modo riusciamo a dare a tutti quelli che vengono qui la possibilità, per qualche minuto, per qualche secondo, di dimenticare il duro mondo che è la fuori. Il nostro teatro è un piccolo spazio fatto di disciplina, di coscienza, di ordine e di amore ». Eccezionale la fotografia di Sven Nykvist che riesce a rendere il contrasto fra il calore del mondo teatrale, la magia dell’ambiente ebraico e la freddezza dell’isterismo ascetico de vescovo protestante. La colonna sonora è costituita da brani del Notturno op. 27 n. 1 di Chopin, dalle Suites per violoncello (op. 72, 80 e 87) di Britten e dal Quintetto per pianoforte di Schumann. Manuela Marinelli
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| Intervista a Ingmar Bergman | |
| In rarissime occasioni Ingmar Bergman si è
lasciato intervistare. Riportiamo le più
significative dichiarazioni rilasciate nelle
poche interviste concesse. Cosa significa essere un regista cinematografico? Un regista cinematografico è una persona che ha il tempo di pensare solo ai suoi problemi. Non è una definizione mia, ma sembra piuttosto esatta. Parlando di ciò di cui consiste si può dire che sia la trasformazione di idee, sogni o speranze in immagini che trasmettano efficacemente agli spettatori queste visioni, questi sentimenti. Questo viene prima del prodotto finale, quale che sia, merce od opera d’arte. Cos’è la luce? La luce è il mio sguardo, i miei ricordi. La luce ha un ruolo da protagonista nei suoi film: Stendere la luce su un volto umano è un infinito mistero espressivo, un piacere, una preghiera. Prima di girare Luci d'inverno sono restato dall'alba al tramonto con Sven Nykvist a fotografare i passaggi della luce e a discuterne, a cercare di comprendere come trasformare quella luce in un film. In Sven ho trovato un fratello, qualcuno innamorato della luce come lo sono io. Qual è l’impostazione del montaggio? Il montaggio nasce prima di iniziare a girare: il ritmo che avrà un mio film viene deciso con la sceneggiatura, quando poi uso la cinepresa non v’è alcuna improvvisazione. Il cinema è illusione, e per funzionare ritengo che tutto debba essere progettato fin nei minimi dettagli. Come funziona quest’illusione? Bisogna far differenza tra illusione e trucco: lo spettatore ha coscienza della finzione, quando va a vedere un film mette da parte l’intelletto per fare spazio all’illusione. Qual è il suo rapporto col pubblico? Vi sono due lati di questo rapporto che devono sempre esser tenuti presenti: da una parte ci sono io, che mi impongo sempre di agire in armonia con la mia coscienza –intendo quella artistica–; dall’altra c’è il pubblico, che venendo a vedere un mio film ha il diritto di pretendere di trovarvi delle emozioni, ed io ho il dovere di dargliele. Parliamo di cinema in relazione alla televisione ed al teatro: Sono sempre rimasto affascinato dalla televisione: ha un’eccezionale possibilità di comunicazione e di penetrazione, un’immediatezza, un potere di trasmissione, un livello drammatico che nessun film è in grado di far proprio; il cinema non può stimolare l’immaginazione quanto la televisione. Inoltre, avendo lavorato molto per la televisione, ho constatato che tutto ciò che ho realizzato per il piccolo schermo è puntualmente stato accolto anche dal grande. Per quanto riguarda il teatro v’è una differenza sostanziale nel modo di lavorare: durante le prove si ha il tempo per sviluppare un rapporto di intimità con gli attori, cosa che nel cinema, sul set, non è possibile. Quali messaggi possono giungere attraverso il cinema o il teatro? Non c’è modo di cambiare il mondo, né io ho questa voglia: quello che faccio, come chiunque, lo faccio prima di tutto per me stesso. Ma da questo lavoro, alla fine, la gente può ricevere un’emozione, uno shock; questo è importante, ed a questo mi limito. Altri registi: Ammiro molto Fellini; per anni ci siamo scritti, e quando finalmente ci siamo conosciuti ho avuto l’impressione di incontrare un fratello, qualcuno che avesse, artisticamente, il mio stesso sangue.
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| Filmografia | |
| Film diretti: 1983 Dopo la prova 1982 Fanny e Alexander 1980 Un mondo di marionette 1972 Sussurri e grida 1969 Il rito 1965 Persona 1962 Il silenzio 1962 Luci d'inverno 1960 Come in uno specchio 1959 La fontana della vergine 1958 Il volto 1958 Il posto delle fragole 1957 Il Settimo Sigillo 1952 Monica e il desiderio 1950 Un'estate d'amore 1949 Verso la gioia |
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